Urbs ex arboribus, Luca Pancrazzi espone per la prima volta da Marcorossi artecontemporanea

Urbs ex arboribus, Luca Pancrazzi espone per la prima volta da Marcorossi artecontemporanea
A Milano / Torino / Verona dal novembre 2025 a gennaio 2026
MARCOROSSI artecontemporanea presenta Urbs ex arboribus, la prima mostra personale di Luca Pancrazzi nelle sedi di Milano, Torino e Verona. Un progetto che raccoglie un nucleo significativo di opere recenti, offrendo al pubblico un’occasione per riflettere sulla città come organismo vivo, in bilico tra artificiale e naturale, e per immaginare nuovi modelli di convivenza tra uomo e ambiente.
«È un progetto impegnativo perché ha coinvolto quasi un anno di lavoro. È una mostra personale in cui mi ripresento a Milano dopo molto tempo, ed è un impegno triplo: tre gallerie, tre città, tre capitoli diversi di un’unica grande mostra», racconta Pancrazzi.
La città osservata dagli alberi
Il titolo, che in latino significa “una città dagli alberi”, ribalta la prospettiva: non più l’uomo che osserva la natura, ma le piante che osservano e giudicano la città. Pazienti e radicate, esse non abbandonano lo spazio urbano, ma rimangono pronte a riaffermare la propria forza vitale contro la staticità dell’architettura.
«Mi piace pensare che la natura osserva noi, gli uomini, come gli invasori di un contesto naturale: ci osserva, ci tollera, ma può anche riprendersi il sopravvento», afferma l’artista.
Scrive ancora Pancrazzi: «Mi piace pensare che siamo osservati e tollerati dalle piante che ci circondano e che siano loro l’unica speranza non solo simbolica di ritrovare una via più naturale all’esistenza».
Tre tipologie di opere
Il percorso espositivo si articola in tre nuclei.
I monocromi su tela grezza, definiti dall’artista “bianchi”, seguono una regola minima e si sviluppano come la crescita naturale: casuale, caotica, eppure armoniosa.
Le grandi carte, più recenti, nascono da stratificazioni di colore e accolgono incidenti ed errori come parte integrante del processo creativo: lavori seriali, disseminati nello studio ad asciugare e decantare, aperti a infinite possibilità.
Le opere di piccolo formato rappresentano infine un terreno intermedio, un punto d’incontro tra carte e tele, con soluzioni sperimentali e inattese.
«Ho eliminato quasi del tutto il colore fino a utilizzare solo la tela grezza, un colore naturale, un non-colore. Su questo fondo lavoro con velature di bianco, che è l’unica cosa che mi consente di definire un’immagine», spiega Pancrazzi.
Paesaggio come soglia
Il tema del paesaggio è il cuore della ricerca di Pancrazzi, inteso come soglia tra natura e costruzione, tra percezione e memoria. Provenendo da territori in cui anche il selvatico è stato educato e incanalato, l’artista osserva come ciò che definiamo “naturale” non sia più tale da tempo, essendo il frutto di coltivazioni, infrastrutture e stratificazioni artificiali. Eppure, proprio la vitalità della vegetazione – capace di crescere, stratificarsi e trasformarsi – indica la possibilità di resistere e di ripensare le città future.