Le sculture di Ivan Theimer, nelle gallerie MARCOROSSI

Le sculture di Ivan Theimer, nelle gallerie MARCOROSSI
Dal Monumento ai Diritti dell'Uomo di Parigi alla Biennale di Venezia, l'artista che ha riportato il mito mediterraneo nelle piazze d'Europa presenta Terrecotte a Milano, Verona e Torino.
Dal 4 novembre 2026 le gallerie MARCOROSSI di Milano, Verona e Torino presentano Terracotte, una mostra di Ivan Theimer in tre tappe: Milano dal 4 novembre, Verona dal 7, Torino dal 12. In ogni sede si incontrano sette sculture in terracotta, tutte diverse, opere uniche modellate e personalizzate a mano; e in ogni sede un’opera diversa: uno scudo con la testa di Medusa e due grandi stele. Il testo critico è di Massimo Bertozzi, che arricchisce il volume monografico sulle terrecotte che la Galleria ha in preparazione.
Da Olomouc a Parigi
Ivan Theimer nasce il 18 settembre 1944 a Olomouc, in Moravia, in una famiglia che ama l’arte e la musica. Studia alla scuola di arti decorative di Uherské Hradiště.
Nell’agosto del 1968 i carri armati del Patto di Varsavia mettono fine alla Primavera di Praga. Theimer ha già in tasca un passaporto, ottenuto per andare a vedere le mostre di Matisse a Parigi e a Nizza. A settembre lascia il Paese in treno, passando per la Germania, e arriva a Parigi. Con una borsa di studio entra all’École nationale supérieure des Beaux-Arts.
È un esule che non si sente esiliato: “un fuoruscito”, scrive Bertozzi. Nei primi anni parigini modella una moltitudine di piccole teste in terracotta: ritratti di gente conosciuta e amata, rimasta al di là della cortina di ferro. È il suo modo di non disperdere i ricordi. Accanto alle teste nascono i Paesaggi, accumuli di oggetti e detriti della storia, anch’essi impastati e cotti.

Gli anni della consacrazione
La prima personale arriva nel 1971, nella galleria parigina di Armand Zerbib. Seguono i collezionisti di Lione, Ginevra e dell’Italia. Nel 1978 Theimer è invitato al Padiglione francese della Biennale di Venezia; vi torna nel 1982 e, nel 1995, è a Palazzo Grassi per la grande mostra del centenario della Biennale.
Nel 1989 Parigi celebra il bicentenario della Rivoluzione e affida a lui il Monumento ai Diritti dell’Uomo al Champ-de-Mars, ai piedi della Tour Eiffel. Per il Palazzo dell’Élysée realizza un gruppo di obelischi in bronzo; altre opere entrano nella Biblioteca nazionale. L’obelisco diventa una delle sue forme ricorrenti, fino ai quaranta metri del monumento in Place de la Victoire a Bordeaux.

Parigi- Monumento ai Diritti dell’Uomo al Champ-de-Mars
Il ritorno a casa
Dopo la Rivoluzione di velluto del 1989 Theimer riprende i rapporti con il suo Paese. Nel 1996 Václav Havel gli dedica un’antologica al Belvedere del Castello di Praga. A Olomouc realizza la Fontana di Arione, ispirata al mito del citaredo salvato da un delfino, e una tartaruga per i bambini della città. A Uherský Brod firma il monumento a Jan Amos Comenio, il padre della pedagogia moderna, e l’obelisco Via Lucis. Nel 2016 il Ministero della Cultura ceco lo premia per la diffusione della cultura ceca nel mondo.

Olomouc – Fontana di Arione
L’Italia e la Versilia
Da decenni Theimer vive tra Parigi e Monteggiori, sulle colline sopra Pietrasanta, dove ha lo studio. L’Italia gli ha dedicato mostre importanti: tra le più recenti Il sentimento del tempo al CIAC di Foligno nel 2015 e Selva simbolica alla Fondazione Accorsi-Ometto di Torino nel 2021 Il sentimento del tempo al CIAC di Foligno nel 2015, Selva simbolica alla Fondazione Accorsi-Ometto di Torino nel 2021 e nel 2025–2026, a Cividale del Friuli: Da valicate frontiere, al Monastero di Santa Maria in Valle, il complesso del Tempietto Longobardo. Accanto alla scultura coltiva la pittura a olio, gli acquerelli di viaggio — Cina, India, Bhutan, Mongolia — e, negli ultimi anni, la scenografia e i costumi per l’opera.
Le opere in mostra
Le sculture di Terracotte portano sul capo i simboli del suo universo: una torre di tartarughe che salgono verso il cielo, corone di ulivo e olivastro, tralci di vite e grappoli d’uva, un pesce, un cappello affollato di minuscoli volti. Il loro viso è sempre quello di Tobiolo, il giovane viaggiatore biblico che Theimer immagina su due tartarughe: l’immagine del Festina lente, che è anche la regola della terracotta.
Festina lente, “affrettati lentamente”, è un motto antico che invita ad agire con decisione ma senza fretta, unendo slancio e prudenza. Secondo Svetonio era tra le massime preferite dell’imperatore Augusto. Nel Rinascimento diventò un’immagine: Aldo Manuzio, il grande editore veneziano, lo tradusse in un delfino avvolto a un’àncora, la velocità unita alla stabilità; Cosimo I de’ Medici in una tartaruga che porta sul guscio una vela gonfia di vento. Tartaruga e delfino sono due animali cari a Ivan Theimer, che nel motto ritrova anche la regola della terracotta: l’argilla va modellata in fretta, prima che indurisca, e poi asciugata e cotta con lentezza perché non si crepi.

In mostra anche tre diverse sculture: lo scudo con la Medusa, riprende la Gorgone del mito classico: lo sguardo raggelato dall’eroe, la chioma di serpenti trasformata in ornamento e due stele che sono “piccoli altari votivi della poesia”: volti, cipressi, asini, tartarughe, porcospini e delfini, e in cima a una di esse un gatto, “il meno addomesticabile di tutti”.

Inaugurazioni: Milano mercoledì 4 novembre, Verona sabato 7 novembre, Torino giovedì 12 novembre 2026.