mostra in corso / current exhibition
milano
RICCARDO DE MARCHI, MARCO GASTINI, FRANCO GUERZONI, MARCO TIRELLI
UNTIL
TESTO CRITICO DI MARCO TONELLI
 
INAUGURAZIONE, GIOVEDI' 21 NOVEMBRE, ORE 18:30

21 NOVEMBRE 2019 - 15 GENNAIO 2020

CORSO VENEZIA 29, MILANO

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CRITIC TEXT BY MARCO TONELLI

 

OPENING, THURSDAY, NOVEMBER 21, 6:30 PM

NOVEMBER 21. 2019 - JANUARY 15, 2020
CORSO VENEZIA 29, MILANO

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press release

MARCOROSSI artecontemporanea is delighted to present in Milan, and simultaneously in Verona, the exhibition UNTIL bringing together the work of four artists to take another look at painting as an open language that spills beyond the confines of the canvas, using different materials and substrates. The title Until opens up a dialectic between Marco Tirelli and Riccardo De Marchi’s carefully planned work and Marco Gastini and Franco Guerzoni’s more emotional art. Marco Tonelli says in the catalogue text: “It is perhaps the intimate nature of time that the four artists’ work have in common, in their passage from materials to painting, from nothing to form. Rhythmic time like one of De Marchi’s abstract scores, enunciated like one of Tirelli’s enigmas, accompanied by Gastini as an alchemic process and awaited like an epiphany in Guerzoni’s stratifications. In all these cases, it’s a matter of rethinking the essence of the pictorial surface without either abandoning or denying it.

 

Riccardo De Marchi (Mereto di Tomba, Udine, 1964) made his debut in 1986 with a solo show at Fondazione Bevilacqua la Masa in Venice, and participated in Deterritoriale at Fondazione Bevilacqua, during the Venice Biennale in 1993. De Marchi held his first overseas exhibitions between 2002 and 2005, at the Artcore Gallery in Toronto and the Riva Gallery in New York. In 2011 he showed his work at the Guggenheim and at Palazzo Fortuny in Venice, participated in an exhibition at Mart focusing on the VAF-Stiftung collection, and held a solo show entitled Fori romani at MACRO in Rome. Canvas and material painting are his starting points in his work, pursuing a compositional rhythm and gestures reminiscent of Pollock. His colourful canvases were later replaced with rigid substrates such as iron, steel and plexiglass, in which points, holes and pauses become cryptographed elements on a slab, a grammar to be deciphered, expressing the complexity of space.

Marco Gastini (Torino, 1938-2018) has had exhibitions and publications all over the world. Since the Seventies his painting has experimented with new materials that make his works three-dimensional, bringing them out into space, to move about freely in different structural forms. In the Eighties the artist was invited to exhibit his work at the Biennale in Venice (1982), followed by shows in important museums in Italy and abroad (Stadtische Galerie im Lembachaus, Munich; Galleria Civica, Modena; PAC, Milan). Recent exhibitions include a 2011 solo show at Walter Storms Galerie in Munich, followed the next year by a show at Accademia di Belle Arti di Brera in Milan. He held a solo show at MAMbo in Bologna in 2013 and a show at Museo Pecci in Prato the following year.

 

Franco Guerzoni (Modena, 1948), in the early Eighties began to produce big chalky wall paintings in which incomprehensible memories of distant styles appear alongside gaps produced by the action of time. His subsequent research into the depth of surfaces has resulted in creation of major cycles of works. His work of this time proceeds, through infinite superimposition of chalk and pigments, to balance enjoyment of ruins with the attraction of restoration. Recent exhibitions include the solo show La parete dimenticata in 2013 at Palazzo Pitti in Florence, Nessun Luogo, da nessuna parte. Viaggi randagi con Luigi Ghirri at the Triennale in Milan in 2014, the solo show Archeologia senza restauro at Mambo in Bologna in 2015 and participation in Proportio at Palazzo Fortuny in Venice.

 

Marco Tirelli (Roma, 1956) started exhibiting his work in the mid-seventies. In 1982 he participated in the Venice Biennale, followed by group and solo shows in Italy and abroad in the Eighties and Nineties. In 2005 he exhibited at MART in Rovereto, and in 2010 at Palazzo Fortuny in Venice; this was followed by a solo show at MACRO in Rome in 2012, his own exhibition hall at the 55th Biennale in Venice in 2013, a solo show at Pescheria – Centro Arti Visive in Pesaro in 2014 and Proportio at Palazzo Fortuny in Venice in 2015. In 2016 and 2017 he exhibited at Fondazione Cerere in Rome, at Saint-Etienne Museum in France and in Todi, back in Italy.

RICCARDO DE MARCHI bio

MARCO GASTINI bio

FRANCO GUERZONI bio

MARCO TIRELLI bio

For more information on the exhibition, please contact +39 02 795483 or milano@marcorossiartecontemporanea.com

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comunicato stampa

MARCOROSSI artecontemporanea è lieta di presentare la mostra UNTIL, che apre a una dialettica entro al perimetro della pittura tra il lavoro più progettato di Marco Tirelli e Riccardo De Marchi, e quello più emotivo di Marco Gastini e Franco Guerzoni. “È forse la natura intima del tempo – scrive Marco Tonelli – ad accomunare le opere dei quattro artisti, nel loro passare dalla materia alla pittura, dal nulla alla forma. Un tempo cadenzato come uno spartito astratto da De Marchi, enunciato come un enigma da Tirelli, accompagnato come un processo alchemico da Gastini e atteso come un’epifania nelle stratificazioni di Guerzoni. In tutti i casi si tratta comunque di ripensare l’essenza della superficie pittorica senza volerla abbandonare né negare.”

 

Riccardo De Marchi (Mereto di Tomba, Udine, 1964) è un artista demiurgo, quasi asceta nel suo processo artistico che lo vede isolato e tenace a imprimere la sua esistenza quotidiana sui materiali. Astrazione materica e leggerezza visiva sono il risultato di massivi interventi sulle superfici dei quadri. Aspetti che trovano compiutezza nel gesto e nella traccia lasciata da infiniti fori (l’attraversamento) realizzati con il trapano a punteggiare le diverse superfici utilizzate, dal plexiglass al piombo all’acciaio. Un punto nodale della sua ricerca è l’analisi del segno, elaborato fino a dare vita ad una meta-scrittura, un “alfabeto possibile”; l’idea che attraverso la scrittura si possa rappresentare un simbolo che non sia traducibile ma che mantenga la sua forza iconica, e persino una precisa impronta umana.

 

Marco Gastini (Torino, 1938-2018), dopo un primo tempo dedicato alla definizione di una pittura fatta di tracce e gesti minimi, prossima ai territori praticati dalla minimal art e dalla pittura analitica, giunge ad una visione del tutto inedita in cui ritorna il colore e si fa largo uso di materiali eterogenei che sembrano apparentemente allontanarlo dalla pittura. In realtà ne contraddistinguono un nuovo modo di intenderla, evidenziando la problematicità e il rapporto stretto della pittura con lo spazio, sia mentale che fisico, che diviene una costante del suo linguaggio. L'opera sconfina dalla superficie della tela, della carta o degli altri supporti e si conquista la parete, l'ambiente circostante creando un impatto fisico. Sono sempre primarie ed essenziali, nel lavoro, le nozioni di spazio, energia, tensione, il coinvolgimento, l’attrazione e la repulsione nei confronti del contesto in cui si collocano le opere.

 

Franco Guerzoni (Modena, 1948) dedica la sua intima ricerca all'esplorazione del mondo dell'archeologia, con un'attenzione ad aspetti legati alla stratificazione della cultura e all'idea di "antico" come perdita e sottrazione. Attraverso grandi cicli pittorici, approfondisce la personale poetica della rovina e del frammento, intesa come sopravvivenza di un passato perduto e solo interpretabile con le categorie della fantasia. Dalla lunga meditazione sul quadro, correlata a lente procedure di esecuzione e costanti verifiche sul piano dei risultati, nascono superfici con un’evidenza materica simile a quella di un muro, di un’architettura logorata dal tempo. Le opere sono 'pareti dimenticate', cariche di segni visivi capaci di stimolare “un viaggio verso l’interno che consente di rintracciare il vissuto, le memorie, i segni, i simboli, tutto ciò che nel corso dei secoli [quella parete] ha raccolto”.

  

Marco Tirelli (Roma, 1956) ricerca sull’immagine il limite sottile fra forze dialettiche e pacificate, ma ancora memori di una tensione insolubile. Luce e ombra, visibile e invisibile, fisico e metafisico ricorrono nel lavoro dell’artista. La tela diventa il luogo di scambio tra mondo fisico e visione metafisica, concentrata, assorta e depurata di tutto ciò che non sia essenziale alla definizione dell’immagine. La geometria è il linguaggio ideale della sintesi, lo strumento esatto per arrivare all’essenza della forma. Le apparizioni volumetriche così come le allusioni spaziali e luminose dei quadri, sono visioni di attimi congelati nella visione di un istante e indagati nei dettagli essenziali con una tecnica puntinista sviluppata dall’artista. Nascono immagini cariche di pathos che agiscono a livello dell’inconscio, sono enormi attimi congelati nella visione di un istante e indagati nei loro dettagli essenziali con una tecnica puntinista sviluppata dall’artista. Ciò che resta della cosa rappresentata è il simbolo, nell’accezione più aperta alla molteplicità di sensi e significati profondi dell’uno.

RICCARDO DE MARCHI bio

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