MUSEO GUATELLI A PARMA: “CANZONI IN LEVARE” DI MIRCO MARCHELLI. A CURA DI ALESSANDRO CUOMO

05/05/2016

Sabato 7 maggio alle ore 18.00 alla Fondazione Museo Guatelli opening della mostra “Canzoni in levare” di Mirco Marchelli, a cura di Alessandro Cuomo in collaborazione con “Galleria Cardelli e Fontana” di Sarzana.

Con la partecipazione di Vittorio Sgarbi.

 

Artista poliedrico, Mirco Marchelli dà voce alla sua creatività esprimendola in musica e poesia, ma soprattutto attraverso la pittura. Difficili da definire le sue opere: sono oggetti quasi scultorei, assemblaggi di tele usate, vecchie bandiere, carte, legni, resti, che l’artista riporta in vita, rendendoli testimoni del tempo passato e della sua personalissima visione della storia. Una poetica quella di Marchelli che trova piena sintonia nell’opera di Ettore Guatelli.

Gli esiti a cui giunge sono polisensoriali, polisemici, sinestesici. E le “mostre” di Marchelli, chiamiamole così per comodità, sono anche spettacoli, sono teatro, dove noi, spettatori, abbiamo il privilegio di salire sulla scena e d’incontrare gli attori – che poi sono le opere –, e di osservarli, ascoltarli, sentirli.

 

La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 30 luglio 2016 con i seguenti orari:

La lunedì al sabato solo su prenotazione. Domeniche e festivi dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18. Ingresso alla mostra e ingresso al museo: 5 € comprensivi della visita guidata.

Per informazioni e prenotazioni: Fondazione Museo Ettore Guatelli, tel. 0521.333601 e-mail info@museoguatelli.it

 

MUSEO ETTORE GUATELLI: IL MUSEO DEL QUOTIDIANO

Tra le tante definizioni che usava per descrivere la raccolta a lui intitolata, Ettore Guatelli ricorreva spesso a quella di “museo dell’ovvio” oppure di “museo del quotidiano”. Gli oggetti che recuperava ed esponeva non erano infatti pezzi rari o preziosi come quelli di molti musei tradizionali, ma erano cose d’uso comune, che ancora oggi conservano l’impronta di chi, usandole quotidianamente, le ha consumate fino al punto di farle diventare parte di sé. Martelli, pinze, pale, forbici, botti, pestarole rivestono le pareti seguendo semplici motivi geometrici, riempiono i mobili e le mensole di questo museo, creando un effetto scenografico carico di suggestioni visive e capace di evocare, attraverso un linguaggio museografico inedito e svincolato da intenti realistici, gesti quotidiani di vita contadina. Le cose custodite nel museo Guatelli testimoniano infatti la storia comune di uomini e donne “dell’età del pane”, quando il lavoro nei campi sostanziava di sé il profondo legame dell’uomo con la vita. Nello stesso tempo esse ci consentono di ricostruire l’immaginario di chi, profondamente radicato nelle tradizioni della propria terra, poteva scorgere in una testa di leopardo o in una conchiglia – anch’esse conservate nel museo – un mondo esotico lontano di cui spesso aveva soltanto sentito favoleggiare. Il lavoro sotteso alla ricerca e alla raccolta degli oggetti era quindi finalizzato al recupero di “beni immateriali”, trasmessi soprattutto attraverso il racconto di chi aveva posseduto queste cose. Preservando oggetti del mondo contadino pre-industriale e artigianale che stava scomparendo, e raccogliendo le testimonianze ad essi legate, Guatelli è riuscito a custodire antichi saperi e modi di vivere fino a quel momento affidati soltanto alla trasmissione orale. Guatelli ha quindi saputo riproporre l’eredità culturale del proprio gruppo sociale con lo stesso linguaggio di chi gliela aveva, ad ogni racconto, consegnata. La Fondazione e l’Associazione degli Amici di Ettore Guatelli intendono mantenere in vita lo spirito di questa operazione culturale facendo sì che gli oggetti del museo siano ancora capaci di raccontare l’incessante ripetersi di tante storie quotidiane.

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