ARCANGELO ESPONE UNA PERSONALE A IL FRANTOIO DI CAPALBIO

07/21/2015

 

Tutti raccontiamo che l’arte a Il Frantoio è invenzione di Philippe Daverio. Al suo critico genio riconosciamo il coraggio di averne percepito le vibrazioni e palesato la presenza, ma forse l’Arte era già nel Frantoio, nei rossi degli intonaci, nei verdi degli infissi melangiati dal tempo, nella sfacciata dimensione dei volumi. Dal quel momento la Galleria dalle immense pareti bianche (volute da Philippe) ha accolto e dialogato con gli Artisti; ogni volta entrando in armonia con i loro lavori, impreziosita e allo stesso tempo impreziosendoli.

In tanti, poi, hanno vissuto con profondità il luogo creando opere uniche. Come Giuliano Mauri, che con i suoi Nidi alle finestre, ha voluto raccontare lo stato di profonda armonia e pace vissuto nella sua permanenza a Capalbio. Come Massimo Kaufmann che ha celato dietro una parete una pittura enorme, ardita nei colori e nelle forme da svelarsi solo in una occasione eccezionale. Crudeltà d’artista: chi potrà mai dire cosa è realmente eccezionale.

Negli anni Marco Delogu ha definito ancor meglio il concetto di Frantoio come “Residenza d’Artista”, svolgendo capitoli del proprio disegno creativo a Capalbio ed invitando illustri maestri del panorama internazionale della fotografia. Tutti indifferentemente rapiti ed appagati dal risiedere nel posto.

Sandro Chia ha riportato a casa, in una esposizione emozionante, i disegni ispirati in questi luoghi e spesso nati col contributo di macchie di colore del vino locale; catturando in pieno il Genius Loci del Frantoio che riconosce e vuol diffondere il concetto del saper vivere.

Nei primi 9 anni di attività le sale delle esposizione dell’Associazione Culturale Il Frantoio hanno ospitato importanti mostre.

Ultima in ordine di tempo, la personale di Arcangelo, a cura di Davide Sarchioni.

La mostra è accompagnata da una sezione di opere grafiche e multipli di ARCANGELO, VANESSA BEECROFT, SALVATOR DALÌ, GIORGIO DE CHIRICO, RENATO GUTTUSO, MIMMO ROTELLA, MARIO SCHIFANO, MARE YAMAZOE.

Il progetto intende costruire una breve ma efficace rassegna per ripercorrere alcune delle tappe salienti della variegata e rigogliosa ricerca creativa di Arcangelo (Avellino 1956), riunendo e ponendo in relazione una selezione di opere scelte fra differenti nuclei di lavori che spaziano dal 2002 ad oggi.

La mostra si arricchisce poi di una sezione di lavori su carta, di grafica a tiratura limitata e multipli dello stesso Arcangelo, di Vanessa Beecroft, Salvator Dalì, Giorgio De Chirico, Renato Guttuso, Mimmo Rotella, Mario Schifano e altri che testimoniano simbolicamente, nella varietà dei linguaggi, le diverse sfaccetature e chiavi di lettura della realtà.

Degno nota è il giovane Mare Yamazoe, di origine giapponese, che presenta un gruppo di interessanti lavori su carta realizzati utilizzando tecniche miste e pigmenti per approdare a composizioni ottenute avvalendosi di gesti, sovrapposizioni e movimenti che sfruttano le qualità proprie della carta rivitalizzata.

Pur nell'ampia varietà di temi, tecniche, supporti e materiali utilizzati, l'universo immaginifico di Arcangelo trae le sue radici da un ampio patrimonio mnemonico legato anzitutto ad un consapevole senso di appartenenza alla propria Terra d'origine, alle tradizioni, alla storia e alla cultura del Sannio, in un accumulo di stratificazioni di segni e simboli che riemergono nelle sue opere come una sorta di scrittura istintiva, avvalendosi di un processo creativo che, quale trasposizione fisica e profondamente vissuta di adesione al tema, si fa registrazione segnica ed evocativa di tracce gestuali, scritte, macchie e colature di colore tese a cogliere e a rivelare un continuo pullulare di segrete presenze di valenza memoriale. La stessa Terra costitusice per Arcangelo l'imprescindibile punto di riferimento e la solida base di partenza per spingersi altrove, dall'Africa, all'Oriente, al Mediterraneo, e fare esperienza della cultura e delle suggestioni di quei luoghi per scoprire ogni volta, nella condivisione di storie, miti e rituali, gli archetipi dell'umanità in un emblematico ritorno alle origini. Nella commistione di memorie del Sannio con l'altrove ricercato nei luoghi esotici e primitivi dei suoi viaggi, Arcangelo approda ad immagini complesse, cariche di riferimenti e suggestioni che valicano confini e geografie per essere riconducibili ad un'unica cultura ancestrale. Esse sono connotate da un'intensa forza espressiva e visionaria che trova una naturale e felice traduzione nella pittura come nel disegno, nella scultura e nell'installazione.

In mostra un gruppo di lavori di piccole e medie dimensioni su tela e su carta, una ceramica e una grande opera ambientale composta da elementi in bronzo. 

 

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